giovedì - domenica
16 - 20
Ingresso libero
Inaugura venerdì 20 marzo alle ore 19 la mostra Comunque, fragile.
Un materiale antico e vivo, ha attraversato epoche e culture, trasformandosi continuamente fino a diventare oggi uno dei linguaggi più vibranti dell’arte contemporanea.
La mostra offre uno sguardo sulla ceramica italiana contemporanea attraverso una selezione di sei artisti che, pur provenendo da percorsi differenti, condividono un profondo rispetto e amore per il materiale. Ogni artista sviluppa una ricerca personale e autentica: il dialogo con l’argilla non si limita alla padronanza tecnica, di cui sono maestri, ma va oltre, esplorando i limiti della materia, intrecciando conoscenza e sperimentazione e aprendo nuove possibilità espressive.
Un percorso che esplora la ceramica come un linguaggio vivo e in continua evoluzione.
Diplomato in scultura all’accademia di Belle Arti di Brera e specializzato in scultura con indirizzo Arti e Antropologia del Sacro, ha frequentato il corso di alta formazione TAM (trattamento artistico dei metalli) a Pietrarubbia, fondato dal maestro Arnaldo Pomodoro sotto la direzione di Nunzio di Stefano. Attualmente è docente titolare della cattedra di Tecniche per la scultura presso l’Accademia di Belle arti di Bologna e precedentemente ha insegnato nelle Accademie di Milano, Firenze, Carrara e Frosinone.
Ha partecipato a mostre collettive e personali in luoghi significativi. Nel 2008 a la Manica del Castello di Rivoli, “Real Presence” a cura di Biljana Tomic e Dobrila De Negri e con il medesimo programma ha partecipato agli eventi collaterali della Biennale di Instanbul nel 2011. Nel 2014 la mostra al Museo Canova di Possagno e a Londra presso la Estorick Collection nel 2018. Nello stesso anno è invitato a partecipare alla Biennale di Shenzhen (Cina) e nel 2021 alla storica Biennale della ceramica di Jingdezhen. Nel 2023 la personale al National Museum di Slovenia.
Ha realizzato diverse opere pubbliche, tra le quali “Tavola di condivisione” all’esterno di Palazzo Lombardia a Milano, l’intervento di adeguamento liturgico presso la Chiesa dei Tolentini di Venezia e sempre nell’ambito degli spazi sacri il braciere/vasca battesimale del Duomo di Monza.
Artista italiano, lavora nel campo della ceramica contemporanea. Diplomato all’Istituto Statale d’Arte di Castelmassa (RO), ha approfondito la propria ricerca attraverso workshop e seminari, concentrandosi sul potenziale espressivo del processo ceramico. Ha iniziato a utilizzare tecniche di cottura a fumo, sviluppando successivamente una propria ricerca sulla monocottura ad alta temperatura.
Dal 1998 espone in spazi pubblici e gallerie, ottenendo riconoscimenti che hanno consolidato la sua reputazione nel panorama della ceramica italiana. Tra le sue mostre più significative si ricordano “Lo Stato dell’Arte” alla 54ª Biennale di Venezia (2011), “Contemporary Ceramic Sculpture in Italy” alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma (2015) e “Fittile” alla Triennale di Milano (2021). Ha partecipato al 63° Premio Faenza presso il Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza e alla 1ª Triennale Internazionale di Scultura Ceramica in Polonia, presso l’Accademia di Belle Arti di Varsavia.
Le sue opere fanno parte di collezioni private e museali in Italia e in Europa. Negri vive e lavora a Erbusco, in provincia di Brescia.
Diplomata in Graphic Design e Ceramica e successivamente laureata in Psicologia presso l’Università di Padova; attualmente vive e lavora ad Abano Terme (PD), ha partecipato a mostre e concorsi nazionali e internazionali, ottenendo premi e riconoscimenti.
Piva ha arricchito la propria formazione approfondendo gli studi in arteterapia e nel disegno infantile, facendo della ceramica uno strumento educativo. La sua ricerca artistica si è orientata fin da subito verso la sperimentazione, dove la materia diventa territorio di segni, scritture, impronte e contaminazioni.
Dall’incontro con la paper clay e la porcellana ha affinato il concetto di scultura “leggera”, ponendo al centro la poetica dell’instabilità delle forme e del loro equilibrio ritrovato: l’infinita capacità della natura di esistere e perdurare.
Artista ceramista che vive e lavora a Brescia. Ha studiato arte e ceramica a Gargnano e successivamente a Faenza, dove si è specializzato nella tradizione della maiolica italiana e nella decorazione sottocristallina.
Il suo lavoro unisce tradizione, ceramica e contemporaneità, con una grande abilità tecnica nel disegno. Le sue opere dialogano spesso con riferimenti storici del design italiano, come i progetti di Gio Ponti per Richard Ginori, e con lo stile grafico di Piero Fornasetti.
Salvi utilizza la ceramica per riflettere su temi sociali e ambientali, criticando ad esempio la sorveglianza e affrontando questioni come la gestione dell’acqua, il cambiamento climatico e la modificazione genetica delle piante. Esplora inoltre l’identità di genere e le relazioni, utilizzando la forma simbolica del vaso per rappresentare la complessità della condizione femminile. Altri lavori indagano il rapporto tra città, viaggio e ambiente.
Dopo studi classici, si laurea in Pittura e Arti visive all’Accademia di Belle arti di Carrara. La sua ricerca si concentra sulle trasformazioni del paesaggio e sull’esplorazione degli spazi liminali in cui si incontrano natura e artificio, umano e non umano. La raccolta di tracce, residui, texture e il rapporto diretto con il territorio attraverso la pratica del cammino, sono da sempre al centro del suo lavoro. Il disegno e la scultura, l’uso in termini pratici e insieme concettuali di tecniche antiche e materiali primordiali, rappresentano gli strumenti attraverso i quali mappa ecosistemi e indaga l’immaginario geografico.
È co-fondatrice di Studio17 (2009), spazio di ricerca multidisciplinare dedicato alle arti visive, alla ceramica e al design e di Dèpendance Studio17, manifattura di oggetti al confine tra arte e design.
Si occupa di attività divulgative e didattiche, tra cui due progetti realizzati nel 2018 e nel 2019 per “A più voci”, un programma per le persone malate di Alzheimer e per chi se ne prende cura, della fondazione Palazzo Strozzi di Firenze.
Ha vinto premi e ricevuto manzioni, collabora con istituzione d’arte e gallerie in Italia e all’estero.
Diplomata in Scultura presso l’Accademia di Belle Arti di Carrara, si è poi specializzata in progettazione fotografica contemporanea al CPFR Bauer di Milano e studiare ceramica ad alta temperatura nello studio di Adriano Leverone.
Nel 2025 ha ricevuto la Menzione “Antonia Campi” al Premio MIDeC – Museo Internazionale del Design Ceramico. Tra i riconoscimenti più significativi si ricordano il Premio San Fedele (Milano, 2013) e una residenza artistica in Giappone con Officine Saffi (2017). Le sue opere sono state presentate in mostre personali e collettive, sia a livello nazionale sia internazionale.
Le sculture in terracotta e gres di Zanardi si ispirano a fotografie vernacolari degli anni Quaranta e Cinquanta rinvenute nei mercatini d’antiquariato: memorie anonime che diventano piccoli monumenti tridimensionali. L’artista dà così vita a figure sconosciute ma sorprendentemente familiari, trasformandole in “action figures” di eroi inesistenti, sospese tra memoria personale e memoria collettiva.